Autoironia e buoni propositi

Cronache di una giraffa pt.2

Settembre è iniziato e qui  – a Milano – oggi ci si sveglia con temperature decisamente più fresche e nuvole minacciose: potrebbe essere il giorno giusto per sfoderare il primo the caldo della stagione!
Questa settimana sapevo già di cosa avrei parlato, qualcosa che forse aveva precedenza su tutto, ma ho preferito aspettare.

Dunque, riprendo innanzitutto il topic dell’ultimo intervento perché mi serve per procedere nella storia, poi in realtà torneremo indietro. Chiaro no?! Ottimo.
Se vi ricordate ho parlato di quanto sia importante l’indecisione quando si tratta di capire chi siamo e cosa mostrare all’esterno. Perché mi serve nominare l’indecisione? Perché, al contrario, ci sono cose che dentro di noi sono invece chiarissime, cristalline, lapalissiane, ovvie.

Ognuno di noi ne ha almeno una, diciamocelo. Io ammetto di averne diverse, la cui consapevolezza è frutto delle innumerevoli domande che rivolgo a me stessa fin da quando ero adolescente. Ho sempre avuto un lato introspettivo piuttosto spiccato, controbilanciato da una parte del mio carattere estrosa e socievole. Oggi di questi lati ne prendiamo uno solo, che risponde alla domanda che qualcuno si sarà posto:

“Perché giraffa?!”

Beh ecco, la storia della giraffa ha inizio parecchi anni fa, quando frequentavo le scuole medie. Non so se è così anche per voi, ma io ricordo quel periodo come estremamente duro: è l’inizio dell’adolescenza, quando ci si misura con le dinamiche sociali, l’accettazione del gruppo, le critiche e le prese in giro. Ogni giorno è una piccola lotta personale che ha come obiettivi l’autoaffermazione, l’inserimento e il riconoscimento del proprio valore come individuo.

Io ero la giraffa, perché ho il collo lungo ed ero mediamente più alta delle mie coetanee. Non era un soprannome affettuoso: l’intenzione di chi mi rivolgeva quell’appellativo era di scherno e derisione. Ricordo che mi vergognavo da morire, mi sentivo bruttissima e cercavo di nascondere il collo in tutti i modi. La mia autostima era sotto le scarpe e ho sempre pensato che questo mio tratto fisico fosse un difetto.

Il tempo, il lavoro fatto su me stessa e gli eventi – su cui non mi dilungherò – mi hanno portata ad essere più sicura di me, ad accrescere la mia autostima e a volermi bene. Ad un certo punto ho iniziato ad usare io stessa quell’appellativo, facendo autoironia e provocando negli altri stupore e risate. Così ho avuto modo di farmi riconoscere in quanto ‘collolungo’ dalle persone che ho vicine: questo mio tratto è diventato oggetto di scherzo benevolo ed affettuoso, perché ne ridiamo insieme.

Inaspettatamente, nel tempo alcune persone mi hanno fatto notare cose che non avrei mai immaginato. Ho scoperto che avere il collo ‘importante’ è un tratto che ricorda: nobiltà, eleganza, tribù africane con tipici anelli, Modigliani – quest’ultima mi è stata detta da una compagna di Master, addirittura – e altre cose carine.

Non posso dirvi di considerare questo tratto fisico un mio simbolo di bellezza, ma non ha importanza perché è mio e mi appartiene. L’autoironia sul mio collo mi ha permesso di vivere in modo divertente questo argomento, che prima mi dava insicurezza. E’ davvero una cosa che rende me… me.

Oggi mi piace moltissimo pensare di rappresentarmi così.

Sperando di aver dato un paio di spunti di riflessione utili, chiudo il discorso giraffa per aprire una piccola parentesi sui buoni propositi, che a settembre sono un sempreverde rigoglioso per tanti: il vostro qual è?

Toh, una tazza d’uva!

Io ne ho diversi, ma quello che volevo raccontarvi riguarda il consumo di frutta. Non ne mangio quasi mai – malissimo! – e sono più verduraia, perciò questa settimana mi sono comprata un gigagrappolo d’uva bianca. Tutte le mattine lavo un po’ di chicchi e li metto dentro una tazza – fino a riempirla – da tenere a fianco al computer: la finisco in cinque minuti.
Altro proposito mattutino: acqua, limone e miele!

“Qual è il piatto buonissimo che hai mangiato questa settimana?”

Gli arrosticini abruzzesi di pecora accompagnati da un’insalata di pomodori cuore di bue, olio evo non filtrato ed origano. La bontà della semplicità e dei prodotti buoni cucinati a casa.

“Qual è la foto brutta di questa settimana?”

Io giraffa!

Non è di questa settimana, lo ammetto, ma credo sia il modo migliore per concludere un intervento sull’autoironia d’altronde, no?
L’idea è tutta del mio ragazzo che naturalmente ringrazio e, un pochino sotto sotto, maledico con affetto.

E voi, di quale tratto personale – caratteriale o fisico che sia – siete certissimi?

Scrivetemelo insieme ai vostri buoni propositi di settembre, non vedo l’ora di scoprirli! Ci ritroviamo qui la prossima settimana con un nuovo appuntamento giraffino 😉

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