COVID-19 ed altre cose

Cronache di una giraffa pt. 13

Dopo due mesi di totale assenza sono tornata!
La giraffa #restaacasa, ovviamente, e festeggia il 30° giorno di totale reclusione scrivendo questo articoletto.

Di cosa parliamo oggi?

Innanzitutto il domandone dell’anno: COME STATE?

A volte è difficile prendersi il tempo per farsi questa domanda, ma ora più che mai trovo sia importante fermarsi e pensarci. Per davvero.
Vi guardate mai allo specchio?
Io poco, ma una volta ho letto che dovremmo prenderci qualche minuto al giorno per guardarci, sì, negli occhi, e farci un sorriso.
Suona stranissimo, lo so, ma poi ci ho provato ed è stato… ancora più strano, lo ammetto.
All’inizio ci si sente quasi anormali nel farlo, per non dire sce*i.
Dopo qualche secondo però si instaura una piccola connessione, una specie di confidenza, ed è come toccarsi dentro. Farsi forza. Sembra di accendere qualcosa dentro di noi, che può infondere coraggio oppure portare allo scoperto sensazioni ed emozioni in sospeso, non razionalizzate, inaffrontate… ma che meritano di essere ascoltate, osservate, vissute.

Provate, tanto non avete niente da fare!

Dicevo, sono stata assente per un beeel po’.
Ma cos’ho giraffato in tutto questo tempo?

  • Prima del lockdown avevo iniziato un corso di Ashtanga Yoga, una delle pratiche più antiche e che consiste in una lunga sequenza di asana (le posizioni, per intenderci), dinamica e guidata dal respiro.
    Ecco, sto portando avanti questa buona abitudine, tre volte a settimana, per tenermi in forma allenando equilibrio, flessibilità e forza fisica. Per una definizione un po’ più approfondita di questa disciplina, vi rimando a questi link:
    Breve descrizione della pratica;
    Vita, morte e miracoli dell’Ashtanga Vinyasa Yoga.
  • Ho iniziato a realizzare video! Sono stata coinvolta in un progetto di divulgazione bellissimo, il Sciencewebfestival, in cui mi sono cimentata nel racconto della Storia della Scienza. Questa settimana ho aperto il canale, con l’obiettivo di pubblicare un video a settimana che parli di scienza a tutto tondo.
    Ogni settimana, un nuovo argomento!
    Nel primo video ho parlato di evoluzione umana:
Che bel fermo immagine.
  • Scrivo per lavoro su una rivista medica online, perciò tutti i giorni leggo i nuovi paper publicati sul coronavirus. Non è fisicamente possibile leggerli tutti, perché sono veramente tantissimi, ma mi tengo informata ecco.

A questo proposito, ho deciso di fare un breve sunto di quattro articoli per fornire un po’ di corretta informazione, utile di questi tempi.

SARS-CoV-2 e COVID-19

Come premessa vorrei far chiarezza sui termini in uso. Ho notato un po’ di confusione, quindi spieghiamoli una volta per tutte:

SARS-CoV-2 è il nome del virus responsabile della pandemia in atto. Per la precisione, parliamo di un coronavirus a RNA. SARS-CoV-2 provoca nell’ospite che infetta la malattia chiamata COVID-19, termine che indica quindi la condizione patologica.

Tutto chiaro? Perfetto.
Passiamo in rassegna alcune notizie allora:

1. Esistono due ceppi di SARS-CoV-2

Come avrete sicuramente sentito dire, i virus si replicano con velocità elevatissime. Questo permette loro di evolvere in tempi brevi, fattore di potenziale rischio perché difficilmente prevedibile.

Le analisi dei genomi di 103 diversi virus SARS-CoV-2 hanno indicato che questo virus si è evoluto in due tipi principali, a cui sono stati dati i nomi di L ed S.

Il tipo L, dall’inglese “large”, grande, è il ceppo più diffuso: è stato rilevato nel 70% dei casi analizzati; il ceppo S, da “small” e quindi piccolo, è stato trovato nel 30% dei campioni ed è quello meno diffuso.

Nonostante il tipo L sia più prevalente del tipo S, è stato scoperto che il tipo S è a tutti gli effetti la versione ancestrale di SARS-CoV-2. Il tipo L si è quindi evoluto recentemente, originato da mutazioni di mutazioni del più antico tipo S, e si trasmette o si replica più velocemente nelle popolazioni umane.

Coronavirus SARS-CoV-2 isolato da un paziente negli Stati Uniti. Evidenziato in giallo, visto al microscopio elettronico a scansione, emerge dalle cellule coltivate in laboratorio.

2. Somiglianze e differenze con SARS e MERS

L’epidemia di COVID-19 ha interessanti analogie e differenze con le sue predecessore SARS, Sindrome Respiratoria Acuta Grave, e MERS, Sindrome Respiratoria Medio-Orientale.

Somiglianze: SINTOMI

COVID-19, SARS e MERS sono causate da tipi diversi di virus, tutti però appartenenti all’ampia famiglia dei coronavirus.
I coronavirus (CoV) sono virus respiratori, i cui sintomi comuni includono febbre, tosse, raffreddore e difficoltà respiratorie. Il più delle volte sono causa di malattie del tratto respiratorio superiore da lievi a moderate, come il comune raffreddore, che durano per un breve periodo di tempo.
Nei casi più gravi, l’infezione può estendersi ai tratti respiratori inferiori causando polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e morte.

Somiglianze: ORIGINE

La SARS iniziò il suo contagio nell’uomo per mezzo di una trasmissione zoonotica, con il cosiddetto “salto di specie”. Con questo termine si indica l’evoluzione di un virus che, da una specie animale, acquisisce la capacità di infettarne una nuova: l’uomo, in questo caso.

Nel caso della SARS, il salto sembra essere avvenuto dai pipistrelli alla civetta delle palme (o zibetto), per poi arrivare all’uomo. Il luogo d’inizio è localizzato nei mercati della provincia di Guandgong, in Cina.
Anche la MERS ha compiuto il salto di specie, questa volta in Arabia Saudita, passando probabilmente da pipistrello a cammello e infine all’uomo.

Sull’attuale SARS-CoV-2 si sa che ha fatto la sua comparsa nel mercato del pesce di Wuhan, dove sono tenuti anche animali vivi, e si pensa provenga da pipistrelli. Non è ancora noto l’animale usato come veicolo intermedio della malattia.

Differenze: PERICOLOSITA’

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che “Covid-19 non è mortale quanto altri coronavirus come SARS e MERS. Oltre l’80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Nel 14% dei casi il virus causa malattia severa, con polmonite e respiro corto. E circa il 5% dei pazienti va incontro a un quadro critico con insufficienza respiratoria, shock settico e collasso multi-organo.”

La SARS, ufficialmente debellata dal luglio 2003, riporta un valore di 9.6% di mortalità. La MERS non è ancora stata debellata ed è finora responsabile di 2494 casi confermati e 858 decessi in 27 paesi, per una mortalità del 34,4%.

Nonostante la mortalità di SARS e MERS sia molto più alta, COVID-19 ha portato a più decessi in totale per via dell’alto numero di casi diagnosticati. La mortalità calcolata si aggira attorno al 2-3%, ma oggi è difficile avere dati precisi per via delle differenze registrate nei diversi paesi e dall’alto numero di fattori che possono influire indipendentemente dalla natura del virus.

Fotografia da microscopia elettronica a trasmissione del coronavirus MERS.

3. Sensibilità al calore

Sin dall’inizio dell’epidemia da COVID-19 sono state avanzate diverse teorie a proposito della sensibilità del virus al calore.

In molti hanno sostenuto l’idea che il nuovo Coronavirus potesse essere suscettibile agli aumenti di temperatura, sperando quindi nella sua progressiva scomparsa con il cambio di stagione.
Anche i media hanno diffuso questa teoria, infondendo speranza negli spettatori.

Dall’inizio di marzo, l’epidemia si è concentrata principalmente nei territori estesi tra 30°N e 50°N, che si trovano nel periodo dell’anno che corrisponde alla fine dell’inverno.

Tuttavia, i dati recenti aggiornati fino al 26 marzo 2020 hanno rivelato la diffusione dell’epidemia in territori come i tropici, che attualmente registrano temperature calde. Alcuni di questi paesi sono ad esempio l’Indonesia, Singapore ed il Brasile. Lo stesso si è verificato nell’emisfero meridionale, in paesi come Australia ed Argentina. 

L’attuale distribuzione delle epidemie va quindi in contrasto con l’idea secondo cui SARS-CoV-2 potrebbe comportarsi come un virus respiratorio stagionale.
A seguito di uno studio volto a valutare le eventuali relazioni tra la trasmissione del virus e la variazione di temperatura, risulta che non v’è alcuna dipendenza tra la temperatura atmosferica e la trasmissione del virus.

Quanto sperato e teorizzato in precedenza, perciò, non è stato validato dai dati sperimentali.

Temperatura media registrata nei paesi interessati dal virus SARS-CoV-2

4. Test sul farmaco clorochina

Nelle ultime settimane si è verificata una vera e propria caccia alla cura, dove tra verità e falsi miti sono stati fatti i nomi di diversi composti, vitamine e farmaci.

Tra i tanti, uno dei primi ad essere messo sotto i riflettori è stato il farmaco a base di clorochina. Questo principio attivo, insieme ai suoi derivati, viene ampiamente e comunemente utilizzato nel trattamento di malattie quali lupus, reumatismi e malaria.

Alcuni studi hanno evidenziato che la clorochina mostra un certo antagonismo verso SARS-CoV-2 in vitro.
Cosa significa la dicitura “in vitro”?
In buona sostanza consiste nell’isolare il virus e metterlo in una coltura cellulare, in cui potrà vivere e replicarsi ma anche essere sottoposto a trattamenti di ogni tipo per testarne la reazione.

Coltura cellulare, in una tipica piastra di Petri

Per valutare la sicurezza e gli effetti della clorochina nei pazienti con COVID-19, sono stati condotti test su un campione di 62 pazienti positivi, suddiviso in due: un gruppo di controllo, a cui è stato somministrato un placebo privo di attività farmacologica, e un gruppo di trattamento che ha assunto clorochina.

I risultati sono incoraggianti: al termine dei cinque giorni di trattamento, i sintomi della malattia sono risultati significativamente alleviati.
Nello specifico, nei pazienti trattati con clorochina si evidenzia una maggiore risposta, che si manifesta nella diminuzione dei tempi di recupero per i sintomi quali tosse e febbre!

Allo stesso tempo, un’alta percentuale di pazienti ha parzialmente ridotto l’infiammazione polmonare, dando prova delle proprietà antinfiammatorie del farmaco.

La clorochina non è esente da effetti collaterali però: è molto importante attuare un’attenta somministrazione, personalizzata, ed effettuare un accurato monitoraggio delle condizioni dei pazienti.
Questi risultati sono comunque del tutto parziali, sebbene positivi, e per questo vanno valutati con le dovute precauzioni.

Io, in vacanza, quando la pandemia non minacciava ancora la nostra quotidianità.
Ahhh che bei ricordi.

Per oggi direi ci sia abbastanza carne al fuoco, per cui mi fermo qui.
Per le fonti bibliografiche, se siete interessati, non avete che da scrivermi e vi fornirò tutto il materiale.
Ho evitato di scriverle qui sotto altrimenti avrei occupato metà articolo!

Buon weekend #acasa a tutt*,
spero di avervi tenuto un po’ di buona compagnia!
Scrivetemi cosa ne pensate nei contatti

Da questa cronaca giraffina è tutto, alla prossima!

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