Giornata della memoria: orrori scientifici nei campi di sterminio

Cronache di una giraffa pt. 12

Lunedì 27 gennaio si è celebrata la giornata della memoria, lo so sono in ritardo come sempre ma ehi in mia difesa la giraffata esce di venerdì!

Guarda che oggi è sabat-SSSHHHT!!

La Scienza è nella mia vita da sempre e guardo alle cose con gli occhi di chi vuole approfondire in modo pragmatico. In poche parole, è una delle ispirazioni della mia vita.

Lei, però, è uno strumento, un concetto profondamente sviluppato, qualcosa di generato dall’uomo.
E, come ogni strumento, è di per sé neutro.

L’utilizzo che se ne fa, lo scopo con cui la si usa, definisce se sia bene o male, giusto o sbagliato. Questi ultimi concetti risultano oltretutto molto difficili da definire: alle volte sono sono opinabili e indissolubilmente soggetti al tempo ed alla situazione in cui si affrontano.

Gli anni del nazismo hanno segnato la storia in generale, lo sappiamo. Quel che non sempre viene approfondito è il capitolo nero di Storia della Scienza che fu scritto in quei luoghi.
Oggi ve ne parlo puntando la luce sugli orrori nascosti agli occhi del mondo e, talvolta, ai tedeschi stessi.

Non tutti sanno che esperimenti venivano condotti sugli umani all’interno dei campi di concentramento.
Molti ignorano che il programma eugenetico nazista toccava gli infermi le persone disabili in toto, senza distinzione di provenienza.
Che dire poi degli ebrei che venivano impiegati nelle fabbriche di Zyklon B, utilizzato successivamente nelle camere a gas per uccidere i loro compagni?

I 4 orrori scientifici della Germania nazista

Einrich Himmler, capo supremo delle forze di polizia dal 1936 al 1945, gestì e regolamentò i lager e quanto vi accadeva dentro, orrori scientifici compresi.
Ogni proposta di sperimentazione doveva essere letta ed approvata da lui in persona.
Si suicidò pochi giorni dopo la cattura, avvenuta per mano degli inglesi, evitando così il processo di Norimberga.

1. Donne e sterilità indotta

Nel sogno nazista era compresa la crescita della popolazione tedesca e, al contempo, la diminuzione degli impuri, detti subumani. A quest’ultimo scopo si prese la decisione di sterilizzare quanti più soggetti possibili.
Non potendo riprodursi, nel giro di poche generazioni sarebbero praticamente scomparsi.

Lunga è la lista dei medici che si sfregarono le mani all’idea del grande numero di soggetti di sesso femminile a disposizione. Cavie a basso costo su cui sperimentare metodi rapidi, economici ed efficaci di sterilizzazione.

Ciò che dovettero sopportare mette i brividi: esposizione prolungata di raggi X al basso ventre, scarificazione delle tube, asportazione di cervice, percosse e fratture ossee, introduzione nell’utero di sostanze irritanti a base di nitrato d’argento misto a sostanze radiologiche.

I tentativi furono molti e terribilmente fantasiosi.
Come se non bastasse, dopo il trattamento le vittime erano costrette ad uscire dalle cliniche cantando e rientrare nelle loro baracche mentendo alle altre prigioniere.

In preda ad emorragie impossibili da nascondere, erano poi così indebolite da non poter svolgere nessun lavoro.
Il risultato era tragico: o morivano per complicazioni post-intervento, o la loro debolezza le destinava alle camere a gas.

2. Il dottore della morte: Mengele

Gli esperimenti sui gemelli furono una parte consistente degli esperimenti umani di Auschwitz, e portano la sua firma: Josef Mengele.
Venivano selezionati immediatamente – all’arrivo nei lager – e misurati dalla testa ai piedi. I loro capelli non venivano rasati, ma estratti meccanicamente. Erano sottoposti ad esperimenti atroci, senza anestesia, per comprendere la peculiarità della loro biologia.

Josef Mengele nel 1956

Dai corpi dei bambini ancora in vita, il personale medico prelevava diversi campioni di tessuti che poi venivano inviati all’Istituto di ricerca biologico-razziale di Berlino. Si cercava di comprendere la differenza sostanziale tra il sangue degli ariani e quello degli ebrei.

Mengele seguiva anche studi personali, allo scopo di rendere gli individui esteticamente ariani. Schiarire il colore degli occhi era una delle prerogative: praticava iniezioni di blu metilene direttamente nell’iride dei soggetti da test, cercando di indurre artificialmente la colorazione degli occhi.
Oltre che totalmente inutili, questi test causavano cecità ed effetti collaterali dolorosissimi alle cavie, che non avevano alcun modo per sottrarsi.

3. Controllo eugenetico: la soppressione dei disabili

L’idea di voler perseguire la razza ariana, superiore a tutte le altre, era talmente radicata nell’ideologia nazista da permettere atti efferati anche nei confronti della stessa popolazione tedesca.

Al fine di mantenere la tara genetica della popolazione sana e in forze, senza contaminazioni, Hitler dispose la soppressione degli individui che avessero disabilità, infermità o ritardi mentali.

Non aveva importanza la provenienza: dal 1939 al 1941 fu messo in atto il programma Aktion T4, inizialmente rivolto solo ai bambini con deformazioni e disabilità. Tiergartenstrasse 4, indirizzo da cui prende nome il progetto, era la sede dell’ente pubblico nazista per la salute e l’assistenza sociale.

Questo edificio vide morire al suo interno 300.000 persone.

Gli adulti venivano sterilizzati per assicurarsi che alla progenie non toccasse la stessa sorte. Molti pazienti erano sottoposti ad esperimenti.
Il governo fece ingenti investimenti per assumere infermieri, medici ed assistenti sanitari che assunsero questi incarichi per il bene della nazione.

Nel ‘41 la popolazione tedesca scoprì quanto accadeva: reagì indignata a tale scempio e, grazie alle forti pressioni della Chiesa, il programma chiuse ufficialmente.
Nel silenzio generale, però, proseguì.
Le autorità competenti prendevano molti di questi bambini e li portavano in centri di assistenza ed accoglienza appositi. Qui, il personale somministrava loro segretamente una dieta ipolipidica che, col tempo, li portava al decesso per denutrizione.

Berlino, lapide stradale che commemora i morti dell’Aktion T4

4. La produzione di Zyklon B

La traduzione letterale è Ciclone B, agente tossico a base di acido cianidrico utilizzato nelle camere a gas per asfissiare i detenuti dei campi di sterminio.

A partire dai 26°C, questo composto granuloso si dissolveva nell’aria uccidendo, in soli dieci minuti, più di 2000 persone.

Il Zyklon B fu inventato negli anni ‘20 come insetticida e successivamente prodotto in grandi quantità dalla I.G. Farben, azienda chimica tedesca.
L’orrore nell’orrore fu il fatto di utilizzare manodopera ebrea nella produzione del veleno, conscia del fatto che avrebbe ucciso i suoi compagni.

In nome della Scienza si è fatto di tutto, buono e cattivo che fosse.
Quel che rabbrividire, in questo caso, è la noncuranza con cui altri esseri umani venivano torturati fisicamente. Inoltre, è evidente quanto motivazioni che nulla hanno a che vedere con la scienza venissero invece etichettate ed approvate in suo nome, perpetrate e perseguite con metodo scientifico senza, ovviamente, portare ad alcun risultato sensato.

Personalmente, invece, quel che mi colpisce più profondamente è realizzare che lì, in quel contesto e per quelle persone, quanto accadde fu in nome del Bene. Un Bene superiore, per cui sacrificare milioni di persone era necessario.

Dimenticare questo è reato.
Ricordiamo, affinché non accada mai più.

Scrivetemi cosa ne pensate nei contatti

Da questa cronaca giraffina è tutto, alla prossima!

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