Social Media e speciale Halloween: fisiologia della paura!

Cronache di una giraffa pt. 8

A differenza dello scorso appuntamento a macchie, oggi non ho dovuto pensare nemmeno per un secondo alle cose che ho da raccontarvi.

Un nuovo capitolo si è aperto e mi piace, mi piace assai.
Durante il Master ho riflettuto molto sull’argomento Social Media, arrivando a ribaltare l’idea che mi ero fatta nel corso del tempo.
Non sono il tipo di persona che ama mettersi in pubblica piazza o esporsi: chi mi conosce sa bene che sui miei canali social non c’è mai stato nulla di inerente ai fatti miei.
Anche oggi, nonostante sia molto più attiva e pubblichi quasi tutti i giorni, il discorso è molto simile.

Ora voi direte “sì però racconti quel che fai, cosa mangi, dove vai”.
Come darvi torto?
Lo so, è vero, ma provo a spiegarvi quello che mi hanno insegnato: chi costruisce il proprio profilo professionale sui social pensa attentamente a cosa scrive ed esprime. Se è un buon comunicatore, seleziona cosa è funzionale al proprio scopo e cosa no.

Una regola universale, per esempio, è di non esprimere idee politiche, razziali e potenzialmente scomode perché dividono l’opinione pubblica e il rischio è di perdere fan. Ci sono le eccezioni però, come il caso in cui si voglia espressamente parlare ed attrarre una specifica categoria di persone.
L’intenzionalità fa la differenza, la scelta ponderata, la consapevolezza di ciò che si sta facendo.

Insomma, detta in parole povere tutto ciò che leggete sui social dei personaggi pubblici è studiato e oggetto di riflessione.

So bene che dirlo è in parte controproducente, perché l’effetto psicologico di queste parole sui lettori non può che essere di perplessità. Il pensiero che nasce spontaneo è “ma allora sono tutti falsi”.
Non è proprio così. Onestamente, bazzicando da un po’ di tempo in questi ambienti, mi è capitato di notare un po’ di tutto.

Posso assicurarvi che sì, ci sono personaggi costruiti ad arte ma anche persone molto genuine. Imparare a riconoscere queste due categorie e le infinite sfumature tra di esse non è sempre facile, ma sicuramente utile.

Nemmeno io, come vi dicevo all’inizio, dico proprio tutto.
Ci sono cose che non vi racconto, come i momenti in cui mi demoralizzo per le troppe cose da fare, i litigi ed i momenti di gioia pura con il mio fidanzato, la paura di non riuscire a fare bene quello che amo o di non essere all’altezza delle mie ed altrui aspettative. Non vi racconto nemmeno di quando vado in bagno, eh no.

Ma non è forse normale?
Stiamo parlando di dinamiche profondamente private che difficilmente si rivelano anche ai conoscenti!
Inoltre sarebbe del tutto fuorviante e decontestualizzato: qui, su questo sito, io parlo di Scienza.
La linea di confine è labile e personale, ogni comunicatore sceglie la sua strategia.
La mia è quella della spontanea misuratezza, o misurata spontaneità se preferite. Ecco, è questo il nome che le assegno da oggi: sono troppo moralista per dire falsità, ma ora so – circa – misurare la mia riservatezza.

Dunque tutto questo pippone perché?
Per raccontarvi qualcosa del mio percorso, che ora sto approfondendo ed ampliando.
Non è solo questo, però. Trovo importante che in un mondo immerso e zuppo di marketing si costruisca una società conscia di ciò che la circonda. Quando lo hanno raccontato a me, ciò che ho pensato è stato “dovrebbero saperlo tutti!”.
Mi piace dunque l’idea di dare uno spunto di riflessione, con occhio critico.
Fateci caso.

Sarei contenta di sapere cosa pensate di quel che scrivo e di come lo scrivo… ammetto che spesso la curiosità mi divora!
Ormai sapete di DOVERMI scrivere nella sezione dei contatti, vero?

Man mano che proseguo col corso arriveranno altre curiosità su questo argomento, se vi piacciono.

E poi?

E poi è Halloween!
Come parlare di Scienza anche durante questa ricorrenza?

Ma raccontandovi cos’è la paura, no?!

La reazione a uno stimolo spaventoso nasce nel cervello! 🧠
La protagonista è l’amigdala, un raggruppamento di strutture situate nel lobo temporale mediale che è presente in entrambi gli emisferi cerebrali. Questa struttura, di piccole dimensioni ed antichissima, cerca di stabilire la rilevanza emotiva delle esperienze che viviamo. 😟

L’attivazione dell’amigdala scatena una serie di risposte a livello motorio, ormonale e del sistema nervoso simpatico (coinvolto nelle risposte involontarie).
Il cervello diventa improvvisamente ipervigile, le pupille 👁 e i bronchi si dilatano, respiro e battito cardiaco diventano più frequenti. Aumentano pressione sanguigna e apporto di glucosio ai muscoli scheletrici, spendibile in qualsiasi azione che coinvolga i muscoli dunque. 🥶
Siamo pronti a fuggire, o a difenderci, a seconda di quale risposta il nostro cervello riterrà migliore in quel momento. 📈

L’ippocampo – area del cervello implicata nei processi di apprendimento e memoria – e la corteccia prefrontale, reagiscono di conseguenza per analizzare quello stimolo a un più avanzato livello cognitivo, e capire se il pericolo percepito è reale. 👻 📊

Ma qual è l’origine? 🧬
Sembrerebbe che i circuiti cerebrali della paura si siano evoluti dal meccanismo volto a generare un comportamento di difesa dal rischio di soffocamento, poi adattatisi a fronteggiare altre sfide. 🔪

La reazione agli stimoli rimane invariata?
No, sembra che con l’invecchiamento, i normali meccanismi di reazione vengono alterati e gli anziani tendono ad aver paura anche in contesti che le persone di altre fasce di età considerano invece sicuri.

Volete approfondire? Vi lascio qualche link:
La radice di tutte le paure (Le Scienze)
La percezione della paura negli anziani (Le Scienze)

Questa è decisamente la foto più brutta che ti hanno scattato ultimamente!

Stavolta è tutto voluto, però.
Anzi, non potrei essere più fiera del risultato finale! Spettrale e morta al punto giusto, complice la mia naturale carnagione “nobiliare”, so diventare una dama medievale decisamente spaventosa pare.
Al mio fianco, il Jon Snow dell’armata dei morti!
La cosa divertente è che inizialmente non c’era alcuna voglia di impegnarsi, che è invece nata sul momento e ha dato vita ad un vero e proprio crescendo di agonismo.

Perdonerete la location e il disordine, vero?

Qual è il piatto più buono che hai mangiato in questi giorni?

Ieri sera sono stata al Kofler, dove mi sono concessa gli spatzle con formaggio di malga, speck e misto funghi di bosco. Mi mancavano da morire, ho sentito l’Alto Adige prepotente entrarmi nell’anima, ricordando tutte le passeggiate e l’aria gelida dei boschi al confine con l’Austria!

Da questa cronaca giraffina è tutto, alla prossima!

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